PROFILO

Filippo Bricolo e Francesca Falsarella, coppia nel lavoro e nella vita, lui veronese lei trevisana, si sono conosciuti in occasione degli studi universitari presso lo IUAV di Venezia dove si sono laureati, entrambi con 110/110 e lode, con una tesi congiunta sull'ampliamento del Museo degli Eremitani di Padova.

Nel 2003 consolidano il loro sodalizio fondando lo studio Bricolo Falsarella Associati con sede nella loro casa studio presso Sommacampagna sulle colline moreniche del Garda in provincia di Verona.



L’attività dello studio si concentra prevalentemente sul tema del riuso e degli interventi sul patrimonio storico, curando recuperi di giardini e antiche dimore, allestimenti museografici, rigenerazioni di spazi pubblici. Le loro architetture sono caratterizzate da atmosfere pacatamente sofisticate basate programmaticamente sulla messa in scena della costruzione e sulla ricerca di materialità povere e suggestive sequenze narrative.

Nel 2015 completano la prima parte del recupero della settecentesca Villa Saccomani con la sistemazione del Brolo e degli ex-annessi rustici ricevendo, in breve tempo, una serie di premi e menzioni come il Premio Architetti Verona per la migliore opera costruita in provincia di Verona nel 2015 (Ordine degli Architetti PPC della Provinca di Verona), la selezione tra le migliori 42 opere realizzate in Italia per il Premio Triennale Medaglia d’oro all’architettura italiana (2015) indetto dalla Triennale di Milano in collaborazione don il MiBACT Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed il Turismo e MADE Expo ed il Brick Award 2016.



Molte sono le opere dello studio che ricevono premi e menzioni e vengono pubblicate sulle più importanti riviste di settore. Nel 2005 alcune opere sono selezionate tra migliori architetture realizzate in Veneto (“Guida Architettura del Veneto 1995-2005), nel 2006 la Cantina Gorgo è stata selezionata per il “Premio Giovani Architetti” dell’Accademia di San Luca di Roma, nel 2008 il recupero di Casa B e Piazza Parco Castelginest sono state selezionate per la mostra Biennale “Rizoma, Giovane architettura italiana” (Pontedera), nel 2009 con una loro opera partecipano alla XII Bienal Internacional de Arquitectura di Buenos Aires all’interno della mostra “Veneto 40. Giovani architetti alla prova”, nel 2011 vengono selezionati per il Premio Luigi Piccinato (settima edizione). Nel 2012 vengono inseriti nel censimento delle migliori opere contemporanee realizzate in Veneto (Il Poligrafo).

Da più di dieci anni, Filippo Bricolo, collabora con il Museo di Castelvecchio in Verona curando diversi progetti ed allestimenti come la mostra "LCD. Luigi Caccia Dominioni. Stile di Caccia Case e cose da abitare" a cura di Fulvio Irace e Paola Marini (grafica di Italo Lupi - fotografie Gabriele Basilico) o la mostra "Paolo Farinati 1524-1606. Dipinti, incisioni e disegni per l'architettura". Nel 2007, all’interno del giardino di Castelvecchio e della Galleria delle Sculture disegnati da Carlo Scarpa, allestisce la mostra “Consagra. La necessità del colore” a cura di Massimo Di Carlo, Gabriella Di Milia, Laura Lorenzoni e Paola Marini intessendo un attento dialogo tra le opere dello scultore e l’opera dell’architetto veneziano. Nel 2015 completa il progetto esecutivo (di prossima esecuzione) per la realizzazione della Sala del Mosaico e della sistemazione dell’ingresso di Sala Boggian con la collocazione, negli spazi lasciati incompiuti da Carlo Scarpa, del grande mosaico rinvenuto in prossimità dell’Arco dei Gavi. Nello stesso anno completa il progetto preliminare per il Recupero della Torre del Mastio nell'ambito di un gruppo di lavoro coordinato dagli Amici dei Musei Civivi e d'Arte di Verona. Sempre per il Museo di Castelvecchio ha curato con, Alba Di Lieto, il Libro “Allestire nel Museo. Trenta mostre a Castelvecchio” (Marsilio) ed ha pubblicato il libro “Sulle Tracce di Carlo Scarpa. Innesti a Castelvecchio” (Cierre). Nel 2014 ha curato (con A. Arzone) gli eventi per le celebrazioni del 50° anniversario della conclusione del Museo di Castelvecchio montando, con Officina 9, l’istallazione visivo-sonora “Ascolta il Vuoto” all'interno degli spazi di Cangrande.

FILIPPO BRICOLO
Architetto veneto, si laurea con con Arrigo Rudi dal quale eredita la passione per la la grande tradizione scarpiana del dettaglio e della materia e con il quale collabora alla didattica nel Corso di Allestimento e Museografia.
Presso lo IUAV ottiene, con menzione di pubblicazione, il Dottorato di Ricerca in Composizione Architettonica con una tesi sui complessi meccanismi compositivi sottesi al Memoriale di Kampor di Edvard Ravnikar poi pubblicata nel libro Memoria, Ascesi e Rivoluzione. Studi sulla rappresentazione simbolica in architettura (Marsilio) a cura di Luciano Semerani suo relatore erede della grande esperienza della scuola di Venezia.
Nella sua attività di progettista e di ricercatore cercherà sempre di coniugare queste due fondamentali esperienze formative.
Ha insegnato presso l’Università degli Studi di Parma dove ha realizzato la mostra "Il paesaggio della Memoria" in occasione del Festival dell'Archiettura e presso lo IUAV di Venezia dove ha ricevuto la Menzione Speciale della Giuria in occasione del Workshop Internazionale WAVE 2011 per il progetto "L'ultima Cima" studio per uno spazio memoriale sul massiccio del Grappa.
Dal 2012 insegna continuativamente presso il Polo territoriale di Mantova del Politecnico di Milano dove collabora anche all’attività del Festival Mantovarchitettura e dove, nel 2015, consolida l’amicizia con l’architetto brasiliano Marcio Kogan curando insieme il Laboratorio di Progettazione al primo anno.