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diario

Bricolo Falsarella
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+ inaugurazione della mostra cultura e paesaggi del vino

Venerdì 22 maggio alle ore 18 inaugura a Ca’ Scarpa, a Treviso, la mostra Culture e paesaggi del vino. Il senso della terra e la voce dellarchitettura, a cura di J.K. Mauro Pierconti, organizzata dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche in collaborazione con l’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Treviso.
L’esposizione sarà aperta da sabato 23 maggio a domenica 2 agosto 2026 e sarà accompagnata da un ricco calendario di eventi pubblici correlati.


Composta da quattro parti, la mostra si propone di stimolare il visitatore a un approccio diversificato nei confronti del mondo del vino. Lo studio veneto Bricolo Falsarella, già vincitore della "Medaglia d'oro dell'architettura del vino", è stato selezionato come curatore della terza parte dedicata al rapporto tra architettura e vino. La sezione accoglie una riflessione sulla ventennale attività dello studio veneto in questo campo e si intitola "Sei manuali deboli per la cantina d'oggi. Viatico gentile per umani viventi in un mondo rissoso". La scelta di Bricolo Falsarella è stata quella di non presentare in maniera antologica le loro opere ma di proporre una lettura della cantina d'oggi come un luogo strategico dove riannodare, fisicamente e psicologicamente, le relazioni tra umanità, temporalità ed ambiente. I manuali suggeriscono la possibilità di cercare una nuova centralità nel territorio della campagna italiana individuando, nell'architettura del vino, una pratica alternativa al falso mito del futuro moderno ed ai ritmi accelerati del nostro super presente. In questa lettura, la cantina, emerge potenzialmente come un presidio di lentezza ed autenticità e come un luogo catartico dove l'essere umano può tornare a radicarsi e vivere un rapporto profondo di appartenenza alla terra, al tempo ed al ciclo del cosmo.


Primo manuale debole, Della strategica opportunità del vuoto, O del costruire broli nel paesaggio per catturare la lentezza





Secondo manuale debole, Della necessità del rito, O del costruire cantine come luoghi di progressiva rivelazione per gli esseri umani


     


Terzo manuale debole, Della cantina, del sole e della profondità della terra, O del costruire spazi catalizzanti dove esperire fisicamente il senso profondo della ciclicità 





Quarto manuale debole, Della mano e della sua perfetta imperfezione, O del costruire architetture finalmente e finemente umanissime





Quinto manuale debole, Dell’inutilità del futuro, O del costruire spazi per il vino che siano immersi in un’atmosfera senza tempo 





Sesto manuale debole, Dei sassi e di altri rimedi, O del costruire l’architettura delle cantine con il corpo fisico del paesaggio